Calcinacci ed infiltrazioni d’acqua dal balcone aggettante: chi ne risponde?

Con ricorso per denunzia di danno temuto ex art. 1172 c.c., il proprietario di un immobile conveniva in giudizio, innanzi al Tribunale di Catania in composizione monocratica, sia il proprietario dell’appartamento soprastante che il Condominio, lamentando il degrado sempre più evidente del balcone aggettante di pertinenza del condòmino convenuto, che aveva –già- determinato cadute di calcinacci e crollo di un frontalino.

Tale ultima circostanza, lo aveva indotto ad agire anche nei confronti del Condominio, affinché venisse ordinata ai (soggetti ritenuti) responsabili, all’esito dei necessari accertamenti istruttori, l’adozione delle misure più idonee alla rimozione del persistente pericolo di subire –ulteriori- danneggiamenti.

La domanda veniva accolta unicamente nei confronti del singolo proprietario –e non del Condominio- ed il soccombente proponeva reclamo, ex art. 669-terdecies, avverso l’ordinanza di condanna del 08.07.2021, chiedendo al Tribunale etneo, questa volta in composizione collegiale, l’estensione della condanna anche a carico dell’ente di gestione, atteso il collegamento funzionale esistente tra il balcone aggettante che minacciava rovina e la facciata condominiale.

Si costituivano in giudizio, entrambi i reclamati: l’uno, il condòmino danneggiato, aderendo al medesimo, e l’altro, il Condominio resistente in primo grado, insistendo per l’integrale rigetto del gravame.

A scioglimento della riserva assunta all’udienza in camera di consiglio, il Tribunale di Catania,  con l’Ordinanza del 18 agosto 2021, ha rigettato il proposto reclamo, condannando il soccombente al pagamento delle spese di lite in favore del Condominio e compensandole integralmente tra il reclamante ed il proprietario dell’immobile danneggiato.

Il ragionamento seguito dal Collegio, si uniforma integralmente all’orientamento consolidato della Suprema Corte, secondo il quale il balcone aggettante costituisce –pacificamente- prolungamento dell’immobile cui esso afferisce direttamente e del quale dev’essere considerato pertinenza accessoria.

Ne consegue che la manutenzione del piano di calpestio e di tutti gli elementi strutturali che lo compongono -ad eccezione di quelli che, avendo particolare pregio artistico o architettonico, contribuiscono a migliorare l’estetica del fabbricato e rispetto ai quali vige la presunzione di condominialità ex art. 1117 c.c.- sono a carico del proprietario dell’appartamento di cui il balcone aggettante rappresenta un’estensione.

Tra le tante pronunce di legittimità, il giudice siciliano richiama espressamente la Sentenza n. 6624 del 30 aprile 2012, nella quale viene espresso il seguente principio di diritto: “In tema di condominio negli edifici e con riferimento ai rapporti tra la generalità dei condomini, i balconi aggettanti, costituendo un “prolungamento” della corrispondente unità immobiliare, appartengono in via esclusiva al proprietario di questa, dovendosi considerare beni comuni a tutti soltanto i rivestimenti e gli elementi decorativi della parte frontale e di quella inferiore, quando si inseriscono nel prospetto dell’edificio e contribuiscono a renderlo esteticamente gradevole. (cfr. Cass. 02/02/2016 n. 1990 e Cass. 16/02/2012 n. 2241)”

In questo stesso senso, non mancano neppure le pronunce di merito.

Degna di menzione, a titolo esemplificativo di quello che pare, ormai, essere l’orientamento prevalente, ricordiamo la Sentenza del Tribunale di Palermo n. 1865/2018, nella quale si legge che: “(…) i balconi aggettanti, i quali sporgono dalla facciata dell’edificio, per giurisprudenza costante, costituiscono solo un prolungamento dell’appartamento dal quale protendono e rientrano nella proprietà esclusiva dei titolari degli appartamenti cui accedono.”

In questo contesto giurisprudenziale si colloca l’ordinanza in commento, nella quale, peraltro, vengono evidenziati gli ulteriori elementi utili ai fini della corretta individuazione della disciplina da adottare, ossia la conformazione strutturale e la funzione in concreto svolta dal balcone aggettante.

Non sussistono, ad avviso del Tribunale catanese, gli estremi per considerare il balcone in parola come bene comune né dal punto di vista strutturale, in quanto non aderente al solaio di copertura del fabbricato, né dal punto di vista funzionale, poiché il manufatto non ha alcuna utilità come (sostegno e) copertura dell’edificio condominiale.

Tanto emerge, inconfutabilmente, dalle risultanze dell’espletata CTU la quale, avendo confermato la provenienza delle infiltrazioni d’acqua dalla proprietà del condòmino convenuto (origine, peraltro, non espressamente contestata dall’interessato) induce il Collegio al rigetto del reclamo.

Per le ragioni esposte, non è condivisibile l’assunto del soccombente volto a dimostrare la condominialità –inesistente- del balcone, viceversa, interamente di proprietà privata.

L’articolo Calcinacci ed infiltrazioni d’acqua dal balcone aggettante: chi ne risponde? proviene da Condominio Caffe.

(Fonte)

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