Vietato parcheggiare nella corte condominiale adibita alla sola manovre dei veicoli

Una condòmina proponeva gravame, innanzi alla Corte d’Appello di L’Aquila, avverso la sentenza del Tribunale di Pescara che aveva dichiarato improcedibile, per cessata materia del contendere, la domanda dalla stessa azionata e volta ad ottenere l’annullamento della delibera assembleare con la quale era stato vietato il parcheggio dei veicoli nella corte condominiale.

In particolare, il Giudice di primo grado, nel rilevare l’intervenuta ratifica della decisione impugnata, a seguito di successiva delibera del Condominio convenuto, in applicazione del principio della soccombenza virtuale, condannava l’attrice al pagamento delle spese di lite.

Proposto l’appello, sia in punto di diritto che in punto di spese, si costituiva in giudizio l’ente di gestione, insistendo per il rigetto integrale della domanda e la conferma della sentenza di primo grado.

La Corte d’Appello di L’Aquila, con la Sentenza n. 1258 del 11 agosto 2021, ha rigettato il gravame, accogliendo integralmente le difese dell’appellato e condannando, altresì, l’incauta condòmina al pagamento delle spese processuali.

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Le doglianze proposte dall’istante sono risultate completamente infondate e non meritevoli d’accoglimento.

Con il primo motivo, si chiedeva accertarsi l’illegittimità della deliberazione impugnata nella parte in cui vietava il parcheggio ai condòmini nella corte condominiale, comprimendo il diritto dei singoli –tra i quali l’appellante- che, per molto tempo, l’avevano utilizzata come tale.

Assumeva l’interessata che una simile deliberazione avrebbe dovuto essere adottata all’unanimità e non, come accaduto, con la maggioranza qualificata.

Come detto, la circostanza denunciata, ad avviso della Corte distrettuale, si rivela destituita di ogni fondamento giuridico per le considerazioni che seguono.

In primo luogo, non risulta che lo spazio comune in contestazione sia mai stato oggetto di cambio di destinazione d’uso da parte della compagine condominiale; non è, infatti, provato che l’assemblea abbia mai inteso mutuarne la destinazione in modo specifico –da spazio per le manovre dei mezzi- a parcheggio.

Per l’effetto, la delibera istitutiva del divieto di parcheggio, ritenuto illecito dall’appellante sulla base di una mera personale comodità, lungi dal richiedere maggioranze speciali, ben si configura, ad avviso della Corte d’Appello come una semplice regolamentazione dell’uso della cosa comune.

Come tale è da considerarsi legittimamente adottata con la maggioranza di cui al secondo comma dell’art. 1136 c.c. e non necessitante dei quorum di cui all’art. 1117-ter c.c.

In secondo luogo, proprio in quanto assente una modificazione di destinazione d’uso, l’utilizzo della corte del fabbricato -come spazio di manovra per gli autoveicoli-, continua ad essere disciplinato dall’art. 1102 c.c., a mente del quale ogni condòmino può goderne al meglio, anche in maniera particolarmente intensa, a condizione che non ne alteri la naturale destinazione e non pregiudichi il diritto degli altri partecipanti di farne il medesimo uso (potenziale).

Ebbene, nel caso di specie, ad avviso del Giudice d’appello, proprio per le modeste dimensioni del cortile, documentate dai rilievi fotografici depositati in atti, esso è certamente insufficiente a garantire il parcheggio a tutti i condòmini.

Di conseguenza, l’occupazione per lunghi periodi di tempo, da parte dell’appellante, con la propria autovettura, di una porzione dello stesso è illegittima in quanto ne impedisce l’utilizzo, in egual misura, agli altri condòmini. (Cass. Civ., Sentenza 18 marzo 2019, n. 7618)

Come tale, la posizione giuridica in oggetto non è meritevole di tutela.

Parimenti infondata l’ulteriore doglianza dell’istante, relativa ad una presunta indeterminatezza dell’ordine del giorno della deliberazione impugnata, atteso che, per come correttamente evidenziato nella sentenza di primo grado, esso risultava assolutamente dettagliato e ben comprensibile.

Tale circostanza è decisivamente confermata dal fatto che, al verbale d’assemblea, è stata allegata una dichiarazione precostituita dell’appellante, relativa proprio alla discussione oggetto di successiva votazione, nella quale la stessa esprimeva quelli che, poi, sarebbero stati i motivi posti a fondamento del ricorso all’autorità giudiziaria.

Non essendo stata, tale circostanza, mai smentita dalla soccombente, né in primo, né in secondo grado, pare alla Corte d’Appello di L’Aquila estremamente corretta la decisione del Tribunale di Pescara, ed alla luce dell’occorso, e delle emergenze processuali, adeguatamente applicato il principio della “soccombenza virtuale”, con la conseguente condanna alle spese.

Rigetto integrale del gravame, dunque, ed ulteriore condanna, per la condòmina appellante, ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater del dpr 115 del 2002, a mente del quale: “Quando l’impugnazione, anche incidentale, è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma del comma 1-bis. (…)”

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(Fonte)

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